Radio Mater

In questo articolo leggiamo un ricordo di Nico di Orta dagli amici di Radio Mater

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  • 04/04/2025

 

 

Ho conosciuto Nico e Alessandra più di 20 anni fa, poco dopo il mio arrivo a San Giovanni Rotondo per mettermi al servizio dei frati nel settore delle comunicazioni sociali. Fui subito conquistato dal sorriso e dall’entusiasmo che entrambi manifestavano, segni evidenti della grande fede che illuminava la loro vita.

Ci incrociammo per la prima volta nella sede della redazione della rivista “Voce di Padre Pio”, che loro frequentavano abitualmente, da benefattori, ma soprattutto da amici di padre Gerardo Di Flumeri, vicepostulatore della Causa di beatificazione e canonizzazione di Padre Pio. Lo avevano conosciuto dopo l’episodio che li rese devoti del Cappuccino stimmatizzato: la comparsa di una macchia che aveva le sue sembianze sulla parete della loro abitazione, a Orta San Giulio, in provincia di Novara. I due coniugi lo ritennero subito un prodigio, mentre gli esperti consultati assicuravano che era un effetto dell’umidità destinato a scomparire asciugandosi. Il tempo diede torto agli esaminatori e ragione ai padroni di casa, che si affrettarono a comunicare l’accaduto a padre Gerardo, per poi rileggere l’insolito avvenimento come una chiamata a conoscere e a far conoscere la vita e soprattutto la spiritualità di Padre Pio. Trovarono uno strumento efficace di divulgazione nell’emittente Radio Mater, dove Nico riusciva a valorizzare la grande esperienza maturata in varie emittenti televisive del Piemonte e della Lombardia, mentre Alessandra si era ritagliata il ruolo di preziosa ed efficace “spalla”. Avevano chiamato il loro programma Padre Pio da Pietrelcina, crocifisso senza croce, prendendo il titolo “in prestito” dalla celebre biografia scritta da padre Fernando da Riese Pio X e avevano coinvolto nel loro apostolato radiofonico anche padre Gerardo Di Flumeri, che interveniva spesso nella trasmissione come ospite-esperto in collegamento da San Giovanni Rotondo.

Dopo la morte del vicepostulatore chiesero a me, in emergenza, di partecipare al loro programma. Ci trovammo bene e, nel giro di qualche mese, sono diventato non solo ospite fisso, ogni ultimo mercoledì del mese, ma quasi membro della grande famiglia di Radio Mater: ogni collegamento si apriva o si chiudeva immancabilmente con i saluti di o per don Mario e con i saluti di Nico e Alessandra per mia moglie e per le nostre figlie, fin da quando erano bambine.

Eravamo diventati amici, anche se non conoscevo il cognome né dell’uno né dell’altra. Ho appreso solo due giorni fa che lui si chiamava Domenico Guarnori e lei Alessandra Moroso. Per me sono stati sempre Nico di Orta e Alessandra.

Ricordo ancora con nitidezza la telefonata con cui Nico mi raccontò la morte di sua moglie, con la voce ancora rotta dall’emozione, subito dopo rivitalizzata dal pensiero che l’amore della sua vita aveva raggiunto Padre Pio nella beatitudine eterna. Il lutto e la solitudine non ebbero il sopravvento sulla fede, che consentì a Nico di continuare anche da solo l’apostolato di evangelizzazione dallo studio radiofonico allestito in una stanza di casa sua.

Ci siamo collegati per l’ultima volta martedì 28 gennaio, per registrare la trasmissione del giorno seguente, perché un programmato mio viaggio di lavoro a Roma mi impediva di intervenire in diretta. Era il solito Nico, sereno, entusiasta. Nulla faceva presagire quello che poi è avvenuto l’ 8 febbraio scorso.

Con la stessa fede con cui Nico ha accettato la morte dell’amata Alessandra, anche noi dobbiamo accettare la sua, certi che ora entrambi stanno godendo la piena felicità promessa da Gesù (cfr. Mt 25,34) e nella quale certamente li avrà accolti il loro e nostro padre, fratello e amico Pio da Pietrelcina.

 

Stefano Campanella